Bianca la rossa

Questo il titolo dell’autobiografia di Bianca Guidetti Serra. Pensare a lei mi fa pensare a quella generazione dei figli (che poi sono diventati nostri padri), “schiacciati” da tanta personalità: la più misera delle persone nate negli anni ’20 del secolo scorso ha avuto una storia personale – intrecciata ineludibilmente con la grande Storia – al cui cospetto i nostri padri, e pure noi che siamo figli di quei padri, siamo nulla.

Questi hanno fatto una guerra che neanche riusciamo a immaginare, in molti casi sono stati vittima di deportazione. Hanno patito freddo, fame; hanno fatto viaggi di settimane chiusi in carri bestiame o “marce della morte” per cui il solo accusare stanchezza significava venire uccisi sul bordo di una strada. Si capisce che noi, che tutto questo non abbiamo vissuto e patito, si parte da altrove.

Questo lungo cappello per dire che se poi, a tutto questo, a questa incredibile Storia che Bianca – nata nel 1919 – ha intrecciato alla sua storia personale, si unisce la virtuosa vita condotta dopo la guerra, allora si entra – come a me è accaduto leggendo la sua autobiografia – nella vera e propria venerazione.

Bianca sposa immediatamente dopo la guerra Alberto Salmoni. Se cercato su “google immagini” Alberto Salmoni la prima foto che viene fuori è quella di due giovani ritratti in montagna: uno è appunto Alberto, l’altro è Primo. Primo chi? Beh, Primo Levi, che ovviamente – svolgendosi questa storia a Torino – era amico di famiglia (qui sotto).

Primo Levi e Alberto Salmoni
Primo Levi e Alberto Salmoni

Bianca diventa avvocato in anni in cui per le donne ancora era opzionale studiare. Partecipa alla vita politica torinese e, soprattutto, nella sua attività professionale, difende le classi più deboli e diventa prima l’avvocato degli operai e poi difende i terroristi negli anni della lotta armata.

Insieme a un giovane Guariniello si occupa delle schedature Fiat (qui qualche notizia e qui le indicazioni sul libro, fuori commercio) negli anni ’70. Sul libro, che inizialmente doveva essere pubblicato da Einaudi, non si trova l’accordo sul titolo nel quale, secondo la casa editrice torinese (parliamo degli anni ’80), non doveva comparire il nome «Fiat». Bianca Guidetti Serra non vuole rinunciare a puntare l’indice sul colosso italiano e ritira il libro, ponendo come condizione che il libro stesso esca o con il titolo che lei vuole o che non se ne faccia nulla.

Einaudi rinuncia e un piccolo editore (per l’epoca), ma di qualità, sempre torinese, Rosenberg & Sellier, invece accetta: il libro uscirà nel 1984 col titolo «Le schedature Fiat. Cronache di un processo e altre cronache».

Questa era Bianca Guidetti Serra, mancata in questi giorni all’affetto dei suoi cari.

Addio Bianca, sit tibi terra levis.

Bianca la rossa
Bianca la rossa
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