Un giorno (quasi) di fuoco

Alla fine di giugno Pietro Gallesio diede la parola alla doppietta. Ammazzò suo fratello in cucina, freddò sull’aia il nipote accorso allo sparo, la cognata era sulla sua lista ma gli apparì dietro una grata con la bambina ultima sulle braccia e allora lui non le sparò ma si scaraventò giù alla canonica di Gorzegno. Il parroco stava appunto tornando da visitare un moribondo di là di Bormida e Gallesio lo fulminò per strada, con una palla nella tempia. Fu il più grande fatto prima della guerra d’Abissinia.

Così inizia Un giorno di fuoco, uno dei racconti più pirotecnici di Beppe Fenoglio. E questa storia, quella della cronaca di questi giorni, del contadino solitario, Piero Arri, di 72 anni che nella sua cascina sperduta nell’astigiano si barrica in casa facendo resistenza alla polizia, un po’ ricorda – seppure da lontano – la vicenda di Gallesio, quasi omonimo nel nome.

Nella realtà per fortuna nessuno si è fatto male, ma che il pover’uomo, come in epilogo fece il Gallesio della narrazione fenogliana, potesse in extremis rivolgere l’arma verso di sé, non era ipotesi da scartare.

Pietro Arri con la doppietta in mano
Piero Arri con la doppietta in mano
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