Su certe inevitabilità: un post scriptum

Vorrei aggiungere solo due parole alla questione dolciaria a Catania, e suppongo, per estensione, all’intera Sicilia. Gli abitanti di quest’isola sono dei “pazzi”: facendo un cerchio con raggio 300 metri e prendendo come centro del cerchio il luogo in cui alloggiavo – sostanzialmente la fine di Corso Italia, quando si sbuca sul mare – ho contato almeno 4 bar-pasticceria (tutti grandi, con vetrine come quella che potete trovare qui sotto) e una pasticceria (che si “limita” a vendere dolci da svenimento).

Ora faccio un discorso di marketing spicciolo: se nessuno di questi esercenti, a così breve distanza e così fornito, con vetrine che contano metri, decametri, ettometri e chilometri lineari (le vetrine sono su più piani… e spesso, magari meno visibili, ci sono i frigo-vetrina, con i dolci deperibili: cassate e torte con creme in genere) fallisce, vuol dire che tutti hanno una loro clientela (consolidata o meno che sia) che li tiene in vita. Possiamo serenamente riconoscere che mediamente le persone del Sud – per la qualità e la quantità del cibo – tendono a essere più in carne di quelle del Nord, ma se si pensa a tutto questo popo’ di benedizione divina quotidiana, neppure tanto!

Fatto sta che in posti così è un casino per chi “assimila” o fa poco – o nessuno – sport.

la vetrina del Caffè Europa a Catania
la vetrina del Caffè Europa a Catania
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