la seconda notte di nozze

Ho recuperato, ieri sera, un film di qualche anno fa. Un film italiano, diretto da Pupi Avati, di quelli che disintossicano da tutte queste sempre meno verosimili “storie americane” che a noi arrivano dalla grande distribuzione, dai blockbuster, così lontane dal nostro sentire, così irreali e violente, dove la protagonista principale è quasi sempre un’arma da fuoco.

La seconda notte di nozze è un film apparentemente semplice, una storia che si snoda nell’immediato secondo dopoguerra italiano, in due località che sono sin da subito metafora delle due italie: un nord – neppure troppo nord, visto che la città è Bologna – dove la vita è più dura, perché è città, perché c’è più gente, perché la guerra è durata più a lungo e le persone tirano la cinghia, vivendo un quotidiano di privazione, di espedienti, di enormi difficoltà per avere perso tutto. Un sud, quello della provincia pugliese, in cui le cose – e in certi momenti la vita stessa – sembrano essere rimaste sospese, conservando però una dignità e una moralità che invece è persa, sfilacciata nei protagonisti che incontriamo a Bologna.

I personaggi del film pendolano tra desiderio e necessità, tra una dignità e un rigore – soprattutto nel pazzo e saggissimo Giordano Ricci (splendidamente interpretato da Antonio Albanese) – a tratti commovente, nel suo vivere in modo assoluto le proprie emozioni. Un film da cercare e vedere.

Un'immagine de "La seconda notte di nozze"
Un’immagine de “La seconda notte di nozze”
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Turing sociopatico?

Avevo già in mente di scrivere qualcosa sul film visto il 4 sera: The imitation game. Mi incoraggia il fatto che il mio storcere il naso nei confronti del film sia simile a quello di autorevoli persone come Luigi Civalleri, matematico enfant prodige, normalista a Pisa, convertitosi dopo questa formazione così specializzata, alla (alta) divulgazione scientifica, con incarichi prestigiosi presso prestigiose case editrici italiane (per dirne una: se Armi, acciaio e malattie – il long seller di Jared Diamond – è stato tradotto in italiano presso Einaudi ed è appunto diventato, come era destinato ad essere, un libro di successo, lo si deve a Luigi Civalleri, nella sua veste di talent scout di saggistica straniera), nonché (anche mio) docente del corso di editoria insieme a Martha Fabbri, al master in comunicazione della scienza della Sissa, 11 anni or sono.

La segnalazione dell’opinione di Luigi mi arriva da Fabio Turone che, sul gruppo Swim (acronimo di Science Writers in Italy) cui sono iscritto, ne ha postato l’opinione. Il punto di vista – che ho condiviso con la mia compagna all’uscita del film – è in qualche modo complementare a quello segnalato in queste due recensioni (una qui e l’altra qui) dallo stesso Luigi. Ovvero: Benedict Cumberbatch, l’attore (anche bravo) che interpreta il Turing adulto nel film, sembra la (brutta) copia delle 3 serie (da 3 puntate l’una) di Sherlock (qui il dettaglio), realizzate dalla BBC e liberamente ispirate al celebre personaggio di Sir Conan Doyle. Essendo “liberamente ispirate” ci stava anche far essere lo Sherlock moderno un “sociopatico ad alta funzionalità”, così magistralmente interpretato dall’attore inglese, ma se uno ha visto quelle puntate (uscite in Italia ma passate evidentemente sotto silenzio – tanto che noi l’abbiamo visto in lingua originale – ma con fondamentali sottotitoli, almeno per me, per un inglese velocissimo del quale francamente nulla capivo) e poi vede questa interpretazione di Turing, beh viene da pensare che il povero Cumberbatch sia rimasto prigioniero di un ruolo. E un buon attore, ahimè, si vede piuttosto dalla sua versatilità nell’interpretare diversi personaggi (penso, in piccolo, al gladiatore trasformatosi in un tutto sommato credibile John Nash).

Quindi resta da capire, seguendo la recensione italiana al film fatta da Leonardo, se nasce prima l’uovo o la gallina: è stato deciso di far essere Turing un sociopatico ad alta funzionalità (o, come sostiene Leonardo, un Asperger) per dare il ruolo a Cumberbatch, oppure la sceneggiatura, che già prevedeva questa curiosa interpretazione nella quale il povero Turing veniva così dipinto, ha visto in Cumberbatch – che già aveva espresso questo ruolo così bene in Sherlock – il miglior candidato?

Alan Mathison Turing (1912-1954)
Alan Mathison Turing (1912-1954)

le lezione di capodanno

A Capodanno siamo stati a Campo Imperatore. Un posto molto bello, trovato, come si dice in gergo last minute. Con il tempismo che mi contraddistingue sono arrivato il 30 sera ad Assergi, in provincia dell’Aquila, sotto una bufera di neve. Da lì a poco hanno chiuso l’autostrada e la funivia che da lì parte (poco oltre il paese che si trova a 1.000 metri sul livello del mare) per Campo Imperatore (2.100 m.) non funzionava per il mal tempo e il nostro riferimento a Campo Imperatore, Paolo Pecilli, è riuscito a trovarci una sistemazione alberghiera proprio lì in paese.

Ha nevicato come da tempo non vedevo nevicare e il giorno successivo, 31 dicembre, alle 10,30 della mattina la temperatura era di -10°C. Ancora una volta sembrava che non si riuscisse ad andare su: ancora bufera in quota con temperature di -20°C. Alle 16 circa hanno deciso di fare una corsa comunque, per permettere a chi come noi aveva prenotato, di arrivare a destinazione: ce l’abbiamo fatta nonostante la funivia che porta 100 persone scuotesse in balia del vento e delle sferzate di neve. Paolo era lì ad accoglierci. Tutto bianco e non si vedeva nulla: dall’uscita della funivia esiste un tunnel sotterraneo che porta direttamente all’albergo, la struttura dove Benito Mussolini venne tenuto prigioniero dal 28 agosto al 12 settembre 1943 (http://it.wikipedia.org/wiki/Hotel_Campo_Imperatore). Se quel tunnel non fosse esistito avremmo avuto difficoltà a raggiungere l’albergo che pure distava 50 m. da lì.

E’ buffo perché in posti come questi, in un momento come capodanno, nonostante le condizioni avverse, la “fauna umana” è davvero la più varia: sciatori che vorrebbero sciare anche sotto la tormenta, gente che non ha mai visto la neve e non ha idea di come si stia in montagna, signore impellicciate che arrivano a 2.100 metri in mezzo a montagne di neve col tacco 12 e il cagnolino da borsetta dentro la borsetta…

Una grande confusione insomma e una grande organizzazione per far fronte a tutto questo, compreso “l’imprevisto” meteo per il quale mediamente la gente è comunque pronta a lamentarsi, soprattutto perché “ha pagato” (forse se vai a passare dei giorni a oltre 2.000 metri di quota a gennaio è il caso che ti faccia venire in mente che le condizioni climatiche possano essere tanto avverse da non riuscire a mettere il naso fuori…).

Veniamo quindi alla lezione: del tutto casualmente alla reception, assistiamo a un nuovo arrivato che apostrofa Paolo – che abbiamo capito essere il referente per tutto – dicendosi “molto incazzato” per il fatto di aver fatto 800 km (da Catania) e non aver trovato la neve come sperava, che non si fa così, che questo non è essere “professionali”, ecc. ecc. Paolo l’ha fatto finire e poi con grande calma gli ha spiegato la situazione: tormenta 30 e 31, gente che non si sapeva se sarebbe potuta arrivare e soprattutto l’impossibilità di sapere da che parte tira il vento e se la neve resta lì a 2.000 metri oppure, grazie al vento invece va a depositarsi più giù in valle (cosa per alto molto probabile visto che Campo Imperatore è in un luogo molto aperto, quasi un altipiano e i venti – con raffiche a oltre 100 km/h forse non fanno rimanere la neve esattamente dove cade).

Ma soprattutto ho trovato molto bella la chiosa: se pensi che qui non sia il caso di stare puoi andare a Campo Felice o in altre zone qui intorno dove la neve c’è. Ti restituisco i soldi: non sono i tuoi 100 euro a cambiarmi la vita. Quella che – al netto del rendere pan per focaccia – mi è parsa una scelta di libertà che mette in subordine la questione economica: sei libero, ti restituisco i soldi, vai dove vuoi. Questo disinnesca ogni acrimonia e respinge elegantemente le accuse di “scarso professionismo” (come se uno potesse prevedere dove decide di posare la neve la bufera). La mossa poi l’ho poi trovata intelligente anche sotto traccia: se mi metto nei panni di colui che gestisce una struttura alberghiera e un cliente esordisce in tal modo il rischio è che questo rompa le scatole a ogni pie’ sospinto. Persone così, quando è possibile, è meglio levarsele subito di torno per il bene di tutti. Questo ha poi deciso di restare e non so come sia andata a finire.

Anche con noi la questione economica alla fine è passata in secondo piano: dal preventivo iniziale abbiamo forfettizzato: erano compresi impianti di risalita che non abbiamo utilizzato, le racchette da neve (almeno un paio) ce le ha prestate a titolo gratuito, la prima notte è stata ovviamente scorporata dal computo del preventivo e ancora Paolo ci ha fatto un discreto sconto. Mi è piaciuto perché io non sarei stato capace di fare altrettanto.

PS: a proposito di professionismo: Marilù non digerisce il latte normale e molto spesso anche nei bar di città abbiamo avuto difficoltà a trovare il latte di soia. Ebbene: a Campo Imperatore c’è, come abbiamo sempre ricevuto the, o bevande calde in generale, con zucchero sia di canna che normale. Dettagli, per carità. Ma che, al giorno d’oggi, fanno la differenza.

Il tramonto del 2 gennaio dalla nostra stanza a Campo Imperatore
Il tramonto del 2 gennaio dalla nostra stanza a Campo Imperatore

Analisi del 2014

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 1.900 volte nel 2014. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 32 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.