Orizzonte scuola

Come ogni triennio – a dispetto delle sempre pronte rivoluzioni del ministero per le quali sembra valere, qui più che mai, l’italico gattopardismo («Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi») – si aprono le graduatorie di terza fascia per gli insegnanti precari. Una volta tanto, a mio modesto parere, un gattopardismo positivo, poiché le molte persone “masticate (per anni o decenni) dall’Università o da enti di ricerca e poi sputate” definitivamente nella società, fisiologicamente trovano in questa famosa III fascia un modo per andare avanti, per avere un lavoro (degno di questo nome, ovvero: retribuito e con una previdenza pagata – forse inutile a fini pensionistici – ancorché a tempo), per dar seguito a un progetto di vita ambizioso o modesto che sia. Non mancano i lati negativi dall’altra parte della cattedra, in primis la continuità didattica, i professori che a ogni momento cambiano, e ragazzini che sin dai banchi di scuola, vedono (e imparano sin da subito) quanto in fretta il mondo cambi intorno a loro.

Ma non è tanto di questo che volevo parlare, quanto del provvidenziale lavoro di sindacato che molti benemeriti, in questa occasione triennale di apertura delle graduatorie fanno, operativamente smazzandosi da mane a sera per un bel po’ di giorni, domande e situazioni di tutti i tipi e concretamente permettendo ai super-precari di arrivare al fatidico documento da presentare alla scuola capofila per l’inserimento in graduatoria. Anche qui non mancheranno i casi negativi, certo, ma per quella che fu la mia esperienza diretta molti anni fa a Torino e quella che adesso vedo, indiretta, su mia moglie, si tratta di situazioni rare che bilanciano ampiamente ciò che di concreto può essere: un lavoro, un lavoro vero e un lavoro importante perché, non dimentichiamolo, quello dell’insegnante – di qualunque ordine e grado – lo è, a dispetto di quanto lo denigri la modernità in cui viviamo.

Meno bene posso parlare invece dell’ultimo miglio, ovvero della consegna della domanda alle segreterie: qui come sopra non voglio generalizzare ma parlare solo di esperienze vicine, senza la pretesa che, per induzione, da tutte le parti funzioni allo stesso modo: ci saranno luoghi virtuosi e ce ne saranno di meno virtuosi. A noi, ieri, è capitata la segretaria meno virtuosa, la fancazzista che a fine giugno, esausta dalle temperature tropicali, comunque mitigate da un potente condizionatore, non aveva nessuna voglia di prendere le domande perché secondo lei andavano comunque consegnate a una scuola superiore e quindi “non si sarebbe presa quella responsabilità” (e quando mai prendersene una? In questo paese sembra una delle cose più difficili…).

Così ci è toccato peregrinare fino alla scuola capofila dove la domanda venne consegnata 3 anni addietro e dove, ovviamente, c’era una gran fila. Sembra esserci un aspetto “punitivo” nella burocrazia da cui è necessario passare, a cui è necessario soggiacere e le cui leggi sembrano – ai comuni mortali (non è così per i raccomandati e gli “amici degli amici”) – ineludibili e ineluttabili. Perché, di fronte alla fila, alla quantità di tempo perso attendendo il proprio turno, in una società come la nostra in cui chi volesse impicciarsi dei fatti nostri sa quante volte andiamo in bagno, la domanda sorge legittima e spontanea: perché non un bel portale in cui ognuno possa inserire la propria domanda, comodamente seduto a casa propria? Ma i dati di tutti questi insegnanti che spesso si ripresentano di anno in anno, non sono già nei database del ministero? Ma perché non informatizzare e automatizzare laddove si può, così che le segreterie fancazziste – ripeto: ci sono anche quelle che si prodigano – possano continuare a farsi i fatti loro e a rubare lo stipendio indisturbate? Insomma: i vantaggi sarebbero molti e per tutti.

Finalmente dopo quasi un’ora di coda, all’approssimarsi dell’ora di pranzo, quando comunque la segreteria avrebbe chiuso per la religiosa pausa, in un androne senza sedie sufficienti per tutti (chissà che anche in questo non ci sia qualcosa di punitivo… sei precario e devi schiattare in piedi…), la segretaria capa, visto che la cosa andava a rilento, ha deliberato che gli aspiranti docenti per il prossimo anno scolastico, avrebbero potuto inviare la domanda, opportunamente scansionata (lavoro che altrimenti avrebbero comunque dovuto fare loro…), via posta elettronica certificata, che loro, garantiscono, avrebbero consultato (i benemeriti del sindacato misero in guardia: “non vi fidate troppo a mandare subito via PEC la vostra domanda: alcune scuole non la consultano”). Così abbiamo fatto e amen, anche per il prossimo triennio dovremmo essere a posto, forse.

PS: ancora una volta non mi si fraintenda, in relazione ai benemeriti del sindacato. Ho vissuto abbastanza per poter dire che pure qui sono molti i distinguo possibili. Altri precari, come quelli Cnr, si vedono rappresentati (?) dalla “triplice” (Cgil-Cisl-Uil) che sembra reagire con eccessiva veemenza all’intervento del rappresentante Anpri (sindacato-non sindacato di categoria) Vito Mocella, che siede, per altro nel CdA dell’Ente: questo video, al minuto 2:34:53, mi sembra ne sia la chiara dimostrazione. Ho vissuto ambienti di lavoro fortemente sindacalizzati e non si spiegherebbe altrimenti la nascita delle molte sigle autonome (Cobas, Usb e chi più ne ha più ne metta) se la triplice avesse fatto sempre e per davvero il proprio lavoro.

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