Favorire il lavoro nero

E’ il momento della dichiarazione dei redditi. Lo scorso anno ho fatto realizzare una “messa a norma” di impianto elettrico e del gas per un appartamentino di modeste dimensioni che acquistai quando abitavo a Torino. Ricordavo che, per queste spese, si poteva avere una detrazione fiscale e non mi sono preoccupato del fatto che potessero essere intervenute norme per le quali questo sarebbe stato addirittura impossibile richiedere alcunché.

Pare che per ottenere l’ambita detrazione su queste spese – pari al 50% dell’importo in 10 anni – sia necessario far precedere i lavori (che comunque dovrebbero essere di carattere straordinario e non una banale ristrutturazione del bagno e la messa a norma di cui sopra, opere che rientrano nell’ordinario – infatti tutti noi ad anni alterni rifacciamo i bagni di casa…) da una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività – edilizia).

E neppure, a questo punto, valgono i bonifici fatti in detrazione per l’acquisto dei materiali: con la somma del tutto (tra manodopera e materiali) avrei potuto acquistare un’utilitaria (tanto per dare un valore di riferimento). Amaramente, commentavo con chi si è occupato della mia dichiarazione dei redditi, ci sarebbe stato da far fare i lavori in nero (che con i professionisti, per quanto sia triste ammetterlo, è sempre un’opzione possibile): risparmiavo l’iva e favorivo in tal modo il lavoro nero, non facendo pagare loro le tasse. Strategia “win-win” in cui io vinco e faccio l’italiano furbo, i professionisti, furbi quanto me, vincono perché non pagano le tasse e l’unico che perde è lo Stato e quindi, di nuovo, tutti noi. D’altra parte è il ragionamento che fanno in molti no?

Però forse anche non permettere di avere detrazioni su queste spese (leggetevi la guida sul sito dell’Agenzia delle Entrate e scoprirete che ci sono cose incomprensibili a un essere umano…) diventa però un modo per favorire questo tipo di comportamenti che mi pare siano già abbastanza diffusi…

Non mi si fraintenda: era solo lo sfogo del momento e di chi si sente in qualche modo fregato sempre un po’ dal “balzello” e dalla “buccia di banana” che sta dietro l’angolo. Non si può essere esperti di tutto anche se, accidenti a me, mi sarei dovuto informare prima di dare inizio ai lavori su questa faccenda. Sono contento di pagare le tasse (e quindi i pochi che leggeranno queste righe si divideranno immediatamente pensando o che io sia un cretino o che sia il campione degli onesti) e lo sono perché sono fermamente convinto che queste vadano a pagare quello che con una parola esotica chiamiamo welfare e tuteli chi è meno abbiente. Io stesso fruisco di questi servizi legati, per esempio, alla sanità pubblica che in questo Paese funziona più di quel che siamo disposti a credere. No tasse, no servizi. E questo mi consola, anche se nel “mondo al contrario” nel quale ogni tanto ci sembra di vivere tutto torna: le scie di solito seguono, in edilizia bisogna ricordarci che vanno fatte prima.

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