Se anche Susanna

Se anche Susanna Camusso, in apertura del XVII congresso nazionale Cgil a Rimini, arriva ad accusare Matteo Renzi (non il governo o un esecutivo… proprio Matteo Renzi, a ulteriore segnale, se mai ce ne fosse bisogno, di quanto la politica sia ormai una “questione personale”, quando non – come spesso è accaduto in passato – una “questione privata”…) di «distorcere la democrazia», allora siamo a cavallo.

I cittadini “normali”, quelli distanti molte leghe dal palazzo e che quel palazzo vedono attraverso il caleidoscopio dell’informazione, credo abbiano difficoltà: all’informazione caleidoscopica si aggiunge la specifica realtà osservata, a sua volta caleidoscopica. Il risultato è che non se ne esce e si alimenta la maionese della non reale comprensione e percezione di come stiano effettivamente le cose. Scrivo questo perché qualche giorno fa pubblicai questo post nel quale già il primo passaggio – ovvero: quello dai lavoratori che dalla Cgil dovrebbero essere tutelati “a prescindere”, come direbbe Totò agli ex-vertici sindacali (Epifani) – era completamente mistificato nel suo senso: Epifani, in relazione alla polemica sui maxi-stipendi ai manager pubblici, in specifica relazione a quello del suo ex collega sindacalista Moretti, di fronte alla domanda esplicita dell’Annunziata su quale fosse la sua posizione in merito, sostanzialmente augurava “buon lavoro” a Moretti che, lo ricordiamo, licenziò in tronco Riccardo Antonini in relazione alla strage di Viareggio.

Susanna Camusso al congresso nazionale Cgil
Susanna Camusso al congresso nazionale Cgil
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CGIL, ovvero: Come Gabbare I Lavoratori

C’è questa specie di punto di principio da parte di una certa parte politica che sembra suonare scomodo – soprattutto ai diretti interessati: i maxi stipendi dei manager pubblici.

Sono stato dipende delle Ferrovie dello Stato per 10 anni. Ho fatto il macchinista, in forza al Deposito Locomotive di Pisa prima e di Livorno poi. Quindi, come lavoratore, stavo “alla base”, ma in quella posizione privilegiata di chi ha un potere contrattuale forte: notoriamente se i macchinisti “incrociano le braccia” i treni non si muovono, con gran danno per tutta la nazione.
Fare il macchinista ha avuto indiscussi vantaggi, primo tra i quali capire come funzionano i rapporti di forza tra azienda – si chiamavano all’epoca ancora Ferrovie dello Stato, anche se SpA, ma una SpA le cui azioni erano ancora tutte dello stato; solo dopo sarebbe stata suddivisa in Trenitalia ed Rfi – lavoratori, utenza, garanzia dei servizi minimi e quant’altro.
Tutto molto istruttivo. Tanto istruttivo che non mi sorprende che un ex sindacalista CGIL sia dal 2006 amministratore delegato dell’azienda: ad altri, a più bassi livelli, ho visto compiere lo stesso “salto della quaglia”.
Tanto istruttivo che non è un caso che i macchinisti abbiano dato vita nel tempo a una quantità di sigle autonome, poiché, per vedere difesi i propri diritti, la “triplice” (CGIL-CISL-UIL) ha dato prova, in più di un’occasione, di essere incapace di difendere quegli stessi diritti – l’opposizione tipica a questo ragionamento è: “ma erano diritti di categoria, mentre noi vogliamo difendere i diritti di tutti i lavoratori”. Già allora i macchinisti sono, per paradosso, “meno lavoratori” delle altre categorie da difendere?

Comunque: è finalmente venuto fuori il bubbone. Sempre troppo tardi, sempre poco incisivo, visto che ad altri prima di questo illustre filibustiere è stato permesso di disintegrare le ferrovie – un nome per tutti? Giancarlo Cimoli – e, una volta compiuta l’opera, per “promozione” lo si è mandato a disintegrare l’Alitalia – le cui vicende immagino siano più o meno note a tutti.
Con l’arroganza che lo contraddistingue, Moretti si difende, difende il suo indifendibile operato (salite su qualche regionale e poi ne riparliamo perché le ferrovie sono QUELLE e non i freccia rossa…) e pochi, forse nessuno, ricorda che il nostro tirannico amministratore delegato ex sindacalista CGIL (ma anche cavaliere del lavoro, cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana e laureato honoris causa in Ingegneria Meccanica all’Università di Cassino) che sembra avere potere di vita e di morte sui suoi dipendenti-sudditi, ha pubblicamente dichiarato di voler licenziare Riccardo Antonini, ex collega (sia perché sia io che lui siamo fuori dalle ferrovie) reo di aver messo a disposizione dei familiari delle 32 vittime dell’incidente ferroviario di Viareggio, le sue competenze tecniche, di averlo fatto gratis e per amor di verità (per chi non ricordasse o non sapesse, la faccenda venne ripresa anche da Report: http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-1485cbc9-efb6-439c-a068-25394d55cd4b.html).

La cosa però che ancora stupisce – ma neppure più di tanto perché la casta, checché se ne dica, è ahinoi una realtà – è che nella puntata odierna di “In mezz’ora” di Lucia Annunziata, andata in onda nell’immediato dopo pranzo oggi, Guglielmo Epifani – toh! un altro ex CGIL! – commentando, su richiesta della conduttrice, la notizia delle parole volate alte tra Renzi, Della Valle e il nostro odiato AD, lo ha a sua volta difeso, dicendo che non dovrebbe dare la soddisfazione di andarsene a questi signori.
Scusate: ma la CGIL non dovrebbe difendere i lavoratori?

Guglielmo Epifani
Guglielmo Epifani
Mauro Moretti
Mauro Moretti