Due modi per mettere in evidenza i pericoli

Nel mondo anglosassone, tipicamente, l’idea di scongiurare cause lunghe e costose da parte delle Company che producono il tal o tal altro aggeggio, gadget, elettrodomestico o quel che vi viene in mente, ha indotto i produttori stessi a evidenziare con tutta una serie di disclaimer quel che con l’oggetto acquistato NON si può fare (celebre fu il caso della lavatrice dove, nelle istruzioni per l’uso c’era scritto che non si poteva lavare il proprio gatto).

Ora: spesso in queste faccende si varca abbondantemente la soglia del buon senso e questi disclaimer diventano ridicoli o demenziali. O forse, se ribaltiamo la prospettiva, il fatto è che la gente è diventata (tendenzialmente) meno furba di quanto non lo fosse un tempo (non saprei bene a cosa imputare questa regressione verso il dummy, ma sono bene accette proposte…). Questa tendenza a mettere in evidenza l’ovvio, ha avuto tutta una sua storia anche nel nostro Paese: da amministrazioni pubbliche che, sempre per il timore di una causa civil-penale (e non per la reale salvaguardia dell’icolumità altrui…), scrivono cartelli di “Pericolo caduta: non sporgersi” in cui, appunto si recita l’ovvio, al sacchetto delle noci che avevo per le mani ieri sera a cena di cui riproduco foto con indicazioni qui di seguito:

noci in guscio
noci in guscio

I commenti, pur ovvi, sono doverosi: forse per leggere dovete ingrandire l’immagine, ma alla voce ingredienti c’è scritto: noci (ma va’? pensavamo fossero cavolfiori…). Poi: può contenere tracce di arachidi ed altra frutta a guscio (e questo ci sta bene per tutti quelli che hanno intolleranze di qualche tipo, anche se forse è intuibile che le noci possano essere state a contatto con altra frutta secca come “arachidi e altra frutta a guscio”). A seguire: confezionato in atmosfera protettiva (e ti vengono in mente – per l’errore, che assumiamo sia di traduzione, tra “protetta” e “protettiva”… – le noci nella bambagia: “povere noci… non abbiate paura: ora vi mettiamo in un bel sacchetto…”, ecc.). Insomma: che contenuto informativo ha questa confezione? Quale soprattutto dovrebbe averne? Voglio dire: le noci son noci, da che mondo è mondo.

Tutto questo però per arrivare a dire che, sempre nel pazzo pazzo mondo (di lingua) anglosassone (entrambi gli esempi arrivano però dall’Australia) ci sono modi pesantissimi o leggerissimi di mettere a parte di pericoli o di offrire moniti alla popolazione (anche e soprattutto giovane) sui “pericoli del mondo”. Qui ve ne propongo un paio. Il primo talmente traumatico e splatter – in salsa (primo) Tarantino – da lasciare davvero senza parole (per il cattivo gusto), per altro su un pericolo fondamentale come quello di marinare la scuola (ma bisogna avere il coraggio di arrivare in fondo al video per capire qual è il messaggio): http://youtu.be/STHpMUYeznQ. Il secondo, molto più leggero, pare sia (stato) costantemente proiettato sui mezzi pubblici (bus urbani, metro) delle principali città australiane (Sidney, Melbourne): http://youtu.be/yAVe4o-X85M.

Ecco come si possono dire cose analoghe in modi completamente differenti! O forse neppure troppo analoghe: perché un conto è morire in modo stupido perché si è fatta una cosa stupida, altra cosa è morire perché si è marinata la scuola: in questa seconda opzione c’è un giudizio morale che nemmeno il peggiore scenario di guerra è in grado di esplicitare così pesantemente (“se marini la scuola salti per aria e farai una fine orribile”…).

PS (del 10 febbraio): mi hanno segnalato, e non lo sapevo, il sito del Darwin Awards (http://www.darwinawards.com/) che offre simbolici premi post-mortem a coloro che sono riusciti a morire nel modo più stupido. Certo la morte è un argomento serissimo, ma dalle nostre vite – nelle quali la morte viene sistematicamente rimossa – talvolta sembra venir rimosso anche il più basilare istinto di sopravvivenza…

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Verso Idiocracy

Di recente ho visto – su indicazione di una delle brevi puntate di Lorem Ipsum che potete trovare su YouTube – un film che mi era del tutto sconosciuto: Idiocracy (a questo link potete leggere anche la sinossi). Il film certo non rimarrà negli annali della cinematografia mondiale, ma sostiene quel che sottilmente molti di noi sostengono da tempo: l’essere umano si estinguerà dal pianeta sostanzialmente per idiozia.

Di segnali ne abbiamo moltissimi: il profitto e il potere mettono in moto quotidianamente meccanismi perversi che ci vedono tutti intruppati nelle tangenziali di mezzo mondo (anzi, ormai del mondo intero: la Cina negli ultimi anni da esportatore di petrolio è diventato importatore…), ognuno nella propria auto. Comportamenti di massa – in genere – che ci conducono senza tema di smentita (né di essere tacciato di catastrofismo o di apocalisse) verso il consumo sempre più rapido delle risorse del pianeta.

La scienza si trasforma in tecnologia (tipicamente: del trastullo) e i problemi, anche nelle discipline più hard (penso espressamente alla fisica e alla chimica teorica) sempre più spesso vengono risolti – ammesso che una soluzione si trovi – dalle considerevoli potenze di calcolo che, appunto, la tecnologia mette a disposizione. Come dire: si spegne il cervello e si accende il computer.

Ma scendo dall’empireo della scienza per cogliere dettagli della discesa verso Idiocracy. Scopro, per esempio, che il rapper (tale viene definito…) chiamato Psy, al secolo Park Jae-Sang, ha all’attivo, come recita anche il suo profilo wikipedia (al cui fondo trovate i link ad articoli di giornale che parlano del fenomeno…), qualcosa come oltre un miliardo e ottocento milioni di click sul video della canzone che lo ha reso famoso nel mondo. Ma avete presente la canzone, vero? Se non l’avete presente, eccovela (così incrementate di qualche unità il record…). E questa è la prima delle due cose che volevo indicare come “sintomo” della “idiocrazia” che vince.

La seconda, ben più nostrana, riguarda il noto comico Checco Zalone che con l’ultimo film Sole a catinelle è “re degli incassi”, come recita l’articolo uscito su Lettera43. Ora: sembra che io voglia essere “bacchettone”, ma non è così. Non condanno la voglia (e la necessità) di ridere come antidoto (anche) all’opprimente periodo nel quale viviamo, ma che i cinepanettoni siano stati sostituiti (negli incassi e quindi nello share) da altri panettoni fuori stagione (per la verità con questo siamo quasi in stagione…) è veramente… un film già visto!

Buona fortuna a tutti…

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